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domenica 13 gennaio 2013

Portare in Fascia

Portare un bimbo in fascia è un modo per ricreare una situazione molto simile a quella nel ventre materno.
E' la possibilità per continuare il meraviglioso rapporto fra mamma e bebè.. e quella per iniziarlo fra figlio e papà!!


Dopo nove mesi trascorsi nel grembo materno, c’è un solo luogo dove un bimbo appena nato si sente sicuro: le braccia della mamma. Non è difficile, quindi, immaginare quanto gli possa risultare gradito essere “portato” da mamma e papà, a stretto contatto di pelle, con un marsupio o mediante una fascia.
Un’abitudine, questa, ancora molto diffusa tra diverse popolazioni, ma poco in uso tra noi.
Per fortuna questa filosofia del "portare" si sta diffondendo anche qui in Italia..
attraverso passaparola, associazioni.. perché “portare” giova sia al bebè, sia ai genitori.

Portare i bambini con la fascia è un’usanza antichissima e comune a tutte le civiltà.
Un abbraccio comodo, avvolgente e sicuro per il tuo bambino
Il morbido tessuto avvolge il bambino senza stringerlo troppo e asseconda naturalmente lo sviluppo di anche e colonna vertebrale.
La posizione nella fascia, a stretto contatto con il corpo, il respiro e il battito del cuore della mamma (o del papà!), migliora i problemi di coliche e rigurgiti e permette al bambino di rilassarsi più facilmente e dormire più a lungo.
Inoltre, sempre sicuro e protetto, può esplorare il mondo dall’alto e sentirsi coinvolto nelle attività e conversazioni degli adulti.
Un modo intimo, salutare e pratico di portare il tuo bambino
Non contiene materiali plastici e sintetici e può essere ripiegata in borsa.
Permette di avere sempre le mani libere e di spostarsi comodamente, è praticissima in ogni circostanza: al parco, al centro commerciale, al museo, sui mezzi pubblici e durante i lavori domestici.
Può essere indossata a lungo senza dolori e affaticamento alla schiena perchè distribuisce il peso su tutto il tronco e sulle spalle.

I supporti sono tanti, ma è difficile trovare qualche negozio che li venda..
molto più semplice cercare sul web..
per farla breve ci sono:
- fascia lunga elastica (che però puoi portare fino a pochi kg)

- fascia lunga rigida è abbastanza leggera e plasmabile..
Un lungo e robusto tessuto di cotone, canapa o lino, adatto a portare il bambino da neonato fino ai 3 anni di età. E’ sempre della taglia giusta: grazie alle diverse legature si adegua perfettamente alla crescita del bambino.
Poco poco complicata..
questi un pò d'esempi della sua versatilità




- fascia corta ad anelli (di solito si tiene di lato)


- pouch ring o tubolare anche questa si tiene di lato sull'anca


- Mei Tai davanti fino ad un certo peso.. poi dietro..
leggera, facile, praticamente un quadrato con 4 strisce che partono agli angoli
 



- marsupi tipo manduca o ergo.. supporti un pochino più strutturati



importantissimo quando si compra un supporto è tenere conto della "regola delle gambine ad M"


fonti&approfondimenti:
equAzioni.org
dolceattesa.it

sabato 12 gennaio 2013

Ancora Pannolini Lavabili: Spoiler Ambientalista

Tratto dalla rivista Aam Terra Nuova nr. 214 febbraio 2007

Pannolini lavabili
Un grattacielo alto 800 metri e con una base larga quanto un campo da calcio: è questa la montagna di pannolini usa e getta prodotta ogni anno in Europa. Solo in Italia, ogni giorno se ne consumano circa 6 milioni e mezzo.
L’impatto ambientale di questa enorme massa di pannolini è a dir poco disastroso: già per la sola produzione vengono consumati 12.500 tonnellate di plastica, 225.000 tonnellate di polpa di legno, 2,15 miliardi di litri di petrolio, 6 miliardi di litri d’acqua e migliaia di MW di energia. Una volta gettati nella spazzatura, i pannolini, che da soli costituiscono fino al 10% dei rifiuti solidi urbani, continuano a rappresentare un problema per l’ambiente e un elevato costo per la comunità: la loro degradazione in discarica richiede centinaia di anni; se invece vengono bruciati negli inceneritori contribuiscono alla produzione di diossina.
Che gli usa e getta rappresentino un grande spreco di risorse e di inquinamento è dunque evidente, ma è anche vero che se si considera il consumo di energia, acqua e detersivo anche i pannolini lavabili non sono da meno. Anzi c’è chi sostiene che alla fine, se si considera la crescente penuria d’acqua che assilla il pianeta, forse i monouso sono più ecologici dei lavabili. Come stanno le cose?

Impatto ambientale
Nel 1991, vennero pubblicati due importanti studi per confrontare l’impatto ambientale di pannolini in tessuto con quello dei monouso. Le due ricerche, condotte rispettivamente da Lentz e Little, entrambi finanziati dal colosso mondiale Proctor & Gamble, produttrice dei Pampers, guarda caso evidenziarono una scarsa differenza d’impatto ambientale tra monouso e riutilizzabili. Qualche anno più tardi, l’associazione ecologista inglese Women’s Environmental Network (Wen) incaricò la Società di Consulenza Landbank di sottoporre a revisione critica i due studi. La nuova ricerca riscontrò che sia Lentz che Little si erano concentrati sulla fase di «utilizzo», in cui i pannolini lavabili presentano un maggiore impatto ambientale e dimostrò che gli usa e getta utilizzano 3,5 volte più energia, 8 volte più materie prime e 90 volte più risorse rinnovabili rispetto ai pannolini riutilizzabili.
Inoltre i monouso producono 2,3 volte più rifiuti liquidi e 30 volte più rifiuti solidi. Non soddisfatte, le attiviste del Wen usarono il rapporto Landbank come base per un ricorso di fronte alla Authority inglese sulla pubblicitàcontro l’affermazione della Proctor & Gamble che l’impatto ambientale dei pannolini usa e getta non è sostanzialmente peggiore rispetto a quello dei pannolini di tessuto. Le argomentazioni del Wen furono confermate dall’Authority e dopo tale ordinanza, il colosso mondiale dei pannolini ha di fatto cessato di utilizzare argomentazioni ecologiche per pubblicizzare i propri pannolini.

Neonati inquinatori
Insieme al polietilene e al polipropilene, l’ingrediente principale degli usa e getta convenzionali è la pasta di legno. È stato calcolato che ogni 500 pannolini, corrispondenti a circa tre mesi di ricambio, un albero di medie dimensioni viene buttato giù in qualche parte del mondo. Insomma, a causa dei pannolini monouso, ancora prima di parlare e di iniziare a gattonare, ogni bambino si trasforma in un precoce inquinatore e
consumatore di risorse. All’età di tre anni ha già contribuito all’abbattimento di almeno 10 alberi di medie dimensioni. Partendo da questa constatazione, numerosi genitori, associazioni, aziende e amministrazioni locali si sono dati da fare per ridurre al minimo l’impatto ambientale della pipì e della cacca dei più piccoli. Diverse sono le alternative possibili. La scelta più radicale e impegnativa è certamente quella di fare completamente a meno dei pannolini (vedi il libro Senza Pannolino di Laurie Boucke, Aam Terra Nuova); quella più semplice e immediata consiste nel ricorrere all’impiego di pannolini lavabili o ai monouso biodegradabili. D’altra parte abbandonare i tradizionali usa e getta non è solo una questione di coscienza ecologica, ma soprattutto una scelta a favore della salute del bambino.
Sappiamo tutti del preoccupante incremento dell’infertilità maschile, comune a tutti i paesi industrializzati. Le ragioni di questo fenomeno sono diverse, ma secondo uno studio dell’università di Kiel (Germania), il rivestimento impermeabile dei pannolini usa e getta potrebbe provocare danni permanenti al sistema riproduttivo dei bambini e causare infertilità maschile. Sul banco degli accusati è la plastica dei monouso convenzionali che, secondo i ricercatori tedeschi, fa salire la temperatura dello scroto di circa 1,1°C rispetto a quella corporea. «Il prolungato aumento della temperatura scrotale durante la prima infanzia» si legge nel rapporto «può avere un importante ruolo sulla futura salute e funzionalità dei testicoli, con implicazioni per la fertilità maschile ». Gli usa e getta potrebbero essere responsabili anche del drastico aumento delle vaginiti croniche in età pediatrica, un disturbo che sino a pochi decenni fa si manifestava solo in donne adulte.

Eritemi e allergie diffuse
La tanto decantata capacità di «tenere asciutto» dei monouso convenzionali è ottenuta a caro prezzo. L’impiego di materiali completamente impermeabili non permette alla pelle di traspirare, creando un ambiente umido, caldo e carente di ossigeno: condizioni ideali per lo sviluppo di eritemi. «Per ridurre al minimo tali inconvenienti» spiega Simone Rugolotto, pediatra presso il Policlinico di Verona «le case produttrici trattano la parte interna dei pannolini con i cosiddetti «materiali aggiuntivi», creme e altre sostanze lenitive, allo scopo di ridurre l’effetto abrasivo dei materiali sintetici sulla pelle dei bambini, ma sono proprio queste sostanze che sulle pelli più sensibili possono provocare arrossamenti». Secondo alcune associazioni di consumatori a causare gli arrossamenti sarebbero anche i gel chimici superassorbenti che hanno la funzione di catturare la pipì. Su queste sostanze ancora oggi non sono stati effettuati studi approfonditi, di certo uno dei principali ingredienti del coktail superassorbente è il sodio policloridato, sostanza eliminata dalla produzione dei tamponi assorbenti per donna perché sospetta di provocare pericolosi shock tossici. Altre sostanze messe sotto accusa dalle associazioni dei consumatori sono i prodotti chimici con cui vengono trattati gli usa e getta per evitare la formazione di muffa e di cattivi odori. Nel 1967 ci fu il caso del policloroprene; nel 1988 quello del benzolo, nell’89 quello della diossina; nel 2000 uno studio pubblicato da Greenpeace Germania denunciò la presenza di tributile di stagno (Tbt) nei pannolini delle marche più diffuse, un composto che già in una percentuale di 0,001 microgrammi per litro risulta letale per gli organismi acquatici e che proprio per l’elevato potere biocida trova impiego nella verniciatura degli scafi delle barche allo scopo di evitare il deposito di alghe e conchiglie. Il tributile è un composto tossico ad azione permanente che si concentra negli organismi viventi alterandone l’equilibrio ormonale e il sistema immunitario. Nell’uomo può provocare l’insorgere di tumori e gravi disturbi al sistema nervoso.
Se i rischi legati all’assorbimento della pelle di possibili residui tossici rilasciati dai pannolini sono ancora da dimostrare, le statistiche mediche di tutti i paesi concordano nel riconoscere una correlazione diretta tra impiego degli usa e getta e incremento dei casi di arrossamento, eritemi e allergie. Un dato per tutti: dal 1959 ad oggi i casi d’arrossamento da pannolino sono aumentati negli Stati Uniti dal 7,1 al 61%. Analogamente, secondo l’American medical association, l’arrossamento interessa il 54% dei bambini che usano pannolini mono-uso e solo il 18% dei bambini che vengono avvolti in pannolini di tessuto. L’aumento delle irritazioni è sicuramente dovuto anche alla pratica scorretta di lasciare per molto tempo lo stesso pannolino. Per prevenire questo diffuso inconveniente sarebbe sufficiente cambiare più spesso il bambino, ma allora che senso ha usare prodotti super assorbenti?

S’innalza l’età del vasino
Un altro problema causato dagli usa e getta è lo spostamento nel tempo dello svezzamento dal pannolino. Un sondaggio dell’American Pediatric Society ha evidenziato come negli ultimi dieci anni l’età media dell’abbandono del pannolino è salita a 42 mesi. Il motivo? I gel superassorbenti, limitano la sensazione di bagnato sulla pelle e così il bambino impiega più tempo per imparare a «non farsela addosso».

Con il lavabile si risparmia

Dopo tutta questa serie di controindicazioni appare evidente che i pannolini lavabili di cotone biologico non rappresentano un ritorno al passato, ma anzi una scelta valida sia per la salute del bambino che per l’ambiente, ma non solo. Proviamo a fare un po’ di conti. 6 cambi al dì per tre anni, fanno 6570 pannolini. Considerando un prezzo medio tra 0,24 e 0,35 euro, si arriva, a seconda del modello prescelto, a una spesa media, per i primi tre anni del bambino, tra i 1.576 e i 2.299 euro. Vediamo ora quanto si spende scegliendo pannolini lavabili di cotone biologico. Considerando 20 pannolini di taglia unica, più 6 mutandine (due per taglia), più 60 scatole di veli per la raccolta delle feci si spende in tutto tra i 550 e i 650 euro. Quindi da un terzo a un quarto rispetto alla spesa richiesta dai monouso, senza poi considerare che nel caso di altri figli propri o di amici, pannolini e mutandine si possono riutilizzare gratuitamente. «La difficoltà principale nella diffusione dei pannolini in tessuto» afferma l’ostetrica milanese Giulia Roberti «è il maggior impegno richiesto agli adulti che debbono intervenire tempestivamente una volta che i bambini sono bagnati». «In realtà» ribatte Simone Rugolotto «questo costituisce un doppio vantaggio: gli adulti imparano a conoscere meglio le abitudini del bambino e il bambino si emancipa prima dal pannolino».

Niente usa e getta
L’aggravamento del problema rifiuti e i crescenti costi di smaltimento hanno spinto numerose amministrazioni comunali a sostenere direttamente l’impiego di pannolini lavabili. Uno dei paesi più avanti nell’adozione di politiche a favore dei pannolini in tessuto è la Gran Bretagna. Da qualche anno nella contea del West Sussex, a sud di Londra, i genitori che scelgono l’impiego di pannolini in tessuto, oltre a usufruire del servizio gratuito di lavanderia, hanno diritto anche ad un piccolo incentivo (pari a poco meno di 45 euro) e ad una prima fornitura di pannolini omaggio. In molte zone, la campagna a favore dei pannolini riutilizzabili è sostenuta anche dagli ospedali, nei cui reparti pediatrici vengono promossi e utilizzati pannolini in tessuto, e dalle stesse farmacie che fanno da centri promozionali dell’iniziativa. Graziea questa campagna, oggi nel West Sussex, dove si contano 9 mila nascitel’anno, 560 famiglie utilizzano pannolini in tessuto. E grazie al loro impegno, oggi nelle discariche della contea finiscono 3 milioni e mezzo di pannolini in meno. Iniziative analoghe stanno nascendo negli ultimi anni anche in Italia: Montebelluna, in provincia di Treviso; Tezze sul Brenta nel Vicentino; Acquanegra in provincia di Cremona; Dro, in Trentino. In questi comuni vengono distribuiti, alle famiglie che li richiedono, kit gratuiti di pannolini lavabili e in qualche caso anche incentivi in denaro. La ragione? «Quando si utilizzano pannolini usa e getta» spiega Francesca Corradini, del servizio tecnico del Comune di Dro «ogni bambino produce circa una tonnellata di rifiuti, il cui smaltimento costa al comune circa 136 euro. Distribuendo pannolini lavabili, oltre agli evidenti vantaggi ambientali, l’amministrazione risparmia sullo smaltimento dei rifiuti e i bambini stanno meglio».

Una questione di marketing
«Siamo alle solite» spiega Simone Rugolotto «come già accade per altri prodotti per la prima infanzia, anche nel caso dei pannolini, le aziende produttrici sembrano più preoccupate di soddisfare i bisogni di praticità delle mamme che le esigenze di salubrità del bambino. Per quasi tre anni, i bambini convivono strettamente con i pannolini eppure nessun legislatore si è preoccupato di regolamentare questi prodotti.
Non esiste nessun obbligo di riportare in etichetta i materiali utilizzati, né tanto meno esistono studi clinici che analizzano l’innocuità dei vari prodotti impiegati. La pubblicità ci abituato all’idea: «pannolino usa e getta = igiene». Ma così non è. Il pannolino, mi riferisco naturalmente ai monouso convenzionali, non è affatto igienico. La pelle ha bisogno di respirare e deve stare il meno possibile a contatto con gli escrementi. Ecco perché bisogna preferire i pannolini lavabili e i monouso ecologici e biodegradabili».

domenica 2 dicembre 2012

Un'alternativa: i Pannolini Lavabili

"Un grattacielo alto 800 metri e con una base larga quanto un campo da calcio: è questa la montagna di pannolini usa e getta prodotta ogni anno in Europa. Solo in Italia, ogni giorno se ne consumano circa 6 milioni e mezzo."
Tratto dalla rivista Aam Terra Nuova nr. 214 febbraio 2007

I pannolini lavabili (PL) sono un'alternativa ecologica, economica, moderna e possibile ai pannolini usa e getta.


TIPOLOGIE
Esistono quattro tipologie di PL e diversi modelli per ogni tipo:
1. Due pezzi. Sono pannoli composti da una parte interna assorbente alla quale va sovrapposta una mutandina impermeabile. La parte interna può essere composta o da prefold (rettangoli assorbenti pieghevoli) o da fitted (assorbenti sagomati).
2. Tutto in uno (All in one o anche AIO). In questi pannoli la parte interna assorbente e quella esterna impermeabile sono cucite insieme, formando un solo pezzo.
3. Tutto in due (All in 2 o AI2). In questi pannoli la parte interna assorbente e quella esterna sono collegate tramite bottoncini staccabili per facilitare l'asciugatura.
4. Pocket. Come il nome suggerisce, sono pannoli a tasca, formati da uno strato esterno in PUL a cui è cucita la parte interna. Nella tasca si inserisce uno o più inserti assorbenti, a seconda delle necessità di assorbenza.

TESSUTI
I tessuti, indipendentemente dalle tipologie, sono essenzialmente di due tipi: naturali e sintetici.
-I tessuti naturali, senza entrare nel merito dell'analisi dei diversi tipi (flanella o spugna di cotone o canapa, bambù...), sono completamente ecologici e più difficilmente causa di reazioni allergiche.
-I tessuti sintetici hanno invece il vantaggio di essere più drenanti, lasciando più asciutta la parte di pannolino a contatto con la pelle.
Il pul, una microfibra di poliestere laminata, è il materiale di rivestimento per la maggior parte dei pannoli.

TAGLIE
Ogni tipologia può essere a taglie (per es. XS, S, M, L XL) secondo i kg di peso del bambino, o a taglia unica (TU dalla nascita al vasino), se seguono la crescita del bimbo con un sistema di bottoncini che aumentano o diminuiscono la dimensione del pannolino.

ACCESSORI
Gli inserti permettono di aumentare l'assorbenza di ogni tipologia di pannolo e possono essere utilizzati internamente (nei pocket) o posizionati sopra il pannolo (tutte le altre tipologie).
I veli raccogli feci sono foglietti piuttosto spessi generalmente di cellulosa e possono essere usati con tutte e tre le tipologie e con ogni tipo di tessuto. I veli possono essere anche lavabili in pile. Una caratteristica importante di questi veli è la possibilità di mettere creme e oli senza cerare e rovinare i pannoli.
La wetbag è una borsa in pul (impermeabile e traspirante) utile per raccogliere i pannoli bagnati quando si è fuori casa.

Le prime informazioni
www.nonsolociripa.it sito gestito da genitori che usano i PL

Associazione Culturale Pediatri sui PL: 
Pannolini usa e getta o pannolini lavabili?
Pediatri: Vincenza Briscioli, Federico Marolla, Annamaria Moschetti, Elena Uga

Dubbi più comuni sui pannolini lavabili e usa&getta:
Intervista Pediatra dr.ssaTrillo

Qui è possibile scaricare pdf Manuale per Pannoli:
Manuale Pannolini Lavabili.pdf

Per comodità inserisco i link diretti per il lavaggio:
info lavaggi 1
info lavaggio 2

Alcuni comuni offrono un kit omaggio o dei contributi per chi volesse provare ad usarli, per saperlo dovete informarvi direttamente al vostro comune di residenza.

I negozi che vendono questo tipo di pannoli sono ancora pochi, la totalità delle mamme che conosco che ne fanno o ne hanno fatto uso, li hanno comprati su internet. Spesso comprando 3/4 marche diverse per poi decidere con l'esperienza la migliore per le loro necessità.
I costi dei pannoli vanno da 15/25 euro l'uno (naturalmente ci sono dei kit con più pannoli con prezzi più convenienti) e ne servono più o meno 20 per riuscire a gestire i tempi d'asciugatura.
La spesa comunque si ammortizza già al 7/8 mese.

Per chi ha facebook ci sono anche dei gruppi molto validi per assistenza, sulle compra-vendita dell'usato e sulle recensioni dei vari tipi/modelli
Pannolini lavabili- Sosteniamo una scelta sostenibile!
Pannolini lavabili- Vendita usato e nuovo, aste e recensioni.
Nappies Advisor - Pannolini lavabili, feedback d'utilizzo


La nostra associazione vorrebbe il prima possibile dotarsi di una pannolinoteca così che le mamme possano prendere in prestito i pannoli e vedere che alla fine l'unica differenza con gli u&g è che invece di essere buttati nella spazzatura, vengono buttati nella lavatrice.

sabato 1 dicembre 2012

Miele: NO sotto l'anno

Immergere il ciuccio nel miele è un'abitudine da abbandonare. 
E non solo perchè contribuisce ad assuefare i piccoli ai sapori dolci e favorisce la comparsa della carie. Questo prezioso alimento è controinicato nei bambini sotto l'anno di età (alcuni produttori di miele, per sicurezza lo scrivono a chiare lettere sulle confezioni). 
Il miele, infatti, può contenere spore di Clostridium botulinum, innocue nella maggior parte dei casi, ma potenzialmente pericolose nei lattanti che hanno ancora il tratto intestinale immaturo.
Queste spore infatti, nei lattanti possono colonizzare il tratto intestinale e liberare successivamente la tossina botulinica, responsabile del botulismo infantile.
Questa intossicazione, potenzialmente mortale, è una particolare forma di botulismo causata non dall'assorbimento diretto della tossina, quanto dall'ingestione delle spore, innocue per l'adulto e per i bambini più grandicelli. Nei grandi, infatti, non sono in grado di svilupparsi e di produrre la tossina. 
Ecco perchè il miele può essere insidioso nei primi mesi di vita e può far parte dell'alimentazione dei piccoli a partire dall'anno di età.